STORIA E CARATTERISTICHE TECNICHE DEL KARATE SHOTOKAN RYU KASE HA

Storia

 

Il Karate shotokan ryu Kase ha è un particolare metodo di karate elaborato dal M° Taiji Kasedopo 55 anni di intenso studio. Cercheremo di ricostruire dal punto di vista cronologico le varie fasiche hanno portato il M° Kase a creare questa variante della scuola shotokan.Il M° Kase nasce in Giappone il 9 febbraio del 1929, inizia la praticadel karate nel 1944 presso lo Shotokan Dojo sotto la direzione deiM° Egami, Hironishi, Hayashi, Uemura e Okuyama all’epoca imigliori assistenti del M° Yoshitaka Funakoshi e suoi collaboratorinella codificazione di questo rivoluzionario stile nato proprio inquegli anni. Saltuariamente lo stesso M° Y. Funakoshi teneva lelezioni al corso principianti, corso al quale partecipava lo stesso M°Kase allora sedicenne. La seconda guerra mondiale portò comeconseguenza l’interruzione dei corsi e la distruzione del dojo a causadei bombardamenti ricevuti. L’evento più grave di quegli anni per lasorte del neonato stile shotokan fu comunque la morte (avvenutasembra nella primavera del 1945 ) del M° Y. Funakoshi, fatto checambiò per sempre la storia e l’evoluzione del karate; possiamosenz’altro affermare che questa disciplina avrebbe avuto storia edevoluzione sostanzialmente diversi se il M° Y. Funakoshi fosserimasto in vita.Yoshitaka Funakoshi (fonte: dalla rete)Comunque sia nel 1949, a guerra conclusa, nacque la Japan Karate Association fondata da IsaoObata e alla direzione tecnica della quale fu messo Masatoshi Nakayama, un allievo della prima oradel Maestro Gichin Funakoshi, che a causa di un lungo soggiorno in Cina, non aveva partecipatoagli enormi cambiamenti apportati dal 1937 al 1944 dal M°Yoshitaka, cambiamenti che avevanoseparato definitivamente il nuovo stile dall’arte praticata ad Okinawa. La JKA aveva come scopo latrasformazione del karate da arte marziale in sport (sulla falsariga di quello che era avvenuto con iljudo e il kando diversi anni prima ) e la sua diffusione su scala mondiale, cosa che riuscì solo nel1957, alla morte dell’anziano M° Gichin Funakoshi (padre di Yoshitaka) che in vita si era sempreopposto, come il figlio del resto, allo sviluppo agonistico della sua disciplina. I Maestri Egami edHironishi, primi assistenti del M° Yoshitaka, non aderirono a questa federazione ritenendo il karateproposto da quest’ultima eccessivamente commerciale e distante dai principi tecnici e spiritualielaborati dal loro Maestro allo shotokan dojo.Nell’ottobre del 1957, pochi mesi dopo la scomparsa di G. Funakoshi, si tenne il primo campionatogiapponese di karate vinto nella specialità kumite dal M° Kanazawa. Per inciso, il M° Kase inquell’occasione tenne una dimostrazione di kumite con il M° Nishiyama e a detta del M° ShojiSugiyama ( per anni nostro maestro di aikijujutsu ) presente alla manifestazione, il M° Kaseesprimeva già una potenza tremenda.Il M° Kase in un primo momento aderì alla JKA e diventò man mano il responsabile dei corsiistruttori, nel 1964 fu inviato prima in Sudafrica poi in Europa insieme ad altri maestri (suoi allievinei corsi istruttori che teneva alla JKA), i M° Enoeda, Shirai, Kanazawa per una serie di esibizionie per diffondere nel nostro continente la via della mano vuota.Il M° Kase si trasferì definitivamente in Francia nel 1967 (dopo una breve parentesi in Belgio) e lìaprì il suo dojo. Da quel momento si allontanò sempre più dalla JKA e dal suo modo di praticaresia per l’eccessiva deriva agonistica intrapresa dalla federazione sia per il fatto che egli consideravail karate JKA un ottimo metodo, ma pur sempre un metodo per principianti, che andava bene almassimo fino al raggiungimento della cintura nera 1° Dan.Integrò quindi gli insegnamenti ricevuti allo shotokan dojo con lo studio di altre discipline, il kendo,l’aikido (ricordiamo che il Maestro era 3° Dan di judo già dal 1944), testi riguardanti i metodi diallenamento degli antichi samurai, libri di shintoismo, taoismo e di astrologia, al fine di trovarepunti di contatto e di comparazione con il karate.Le conclusioni di questo percorso fatto di assidui studi e allenamenti furono presentate durante unostage tenuto nel principato di Andorra il 26 luglio 2000, da quel momento il M° disse testualmentedi voler mettere a disposizione degli allievi le conclusioni sul karate, cui lui era pervenuto dopo 55anni di pratica. Disse anche che alcune cose del karate le aveva capite, altre le aveva solo intuite eche ci sarebbe voluto un altro po’ di tempo per dissipare alcuni dubbi che gli erano rimasti. Glistages che il M° terrà da quel momento fino alla sua scomparsa, saranno tutti incentrati sullaspiegazione dei principi e delle tecniche di questa sua creatura, il karate shotokan ryu kase ha(letteralmente karate scuola shotokan metodo Kase).

Differenze con karate shotokan “tradizionale”

 

Cercheremo ora di evidenziare alcune particolarità di questo metodo e di metterne in risalto ledifferenze con il karate shotokan cosiddetto tradizionale (termine fuorviante, di recente creazione eche niente ha a che fare con la tradizione – quale “tradizione” poi? Si puo’ davvero definire“tradizionale” una disciplina che ha poco più di 50 anni? ) meglio detto karate JKA.

 

1) Le tecniche usate nel karate shotokan solitamente hanno un percorso molto lungo, che serve arinforzare gli arti e ad accumulare velocità e potenza; queste prendono il nome di o waza (grandetecnica). Proprio l’eccessiva lunghezza del tragitto le rende inutilizzabili in un combattimento acorta distanza (proibito nel karate sportivo, dove si utilizzano distanze medio-lunghe, e tipicoinvece in caso di aggressione), nel metodo del M° Kase si passa con il tempo all’uso di tecnicheintermedie che prendono il nome di chudan waza, e in un momento successivo a tecniche a cortoraggio, i cosidetti ko waza (piccola tecnica) che partono da un punto molto vicino al bersaglio.

 

2) Lo shotokan codificato negli anni 40 aveva sviluppatoprevalentemente tecniche a mano chiusa e tralasciato quelle amano aperta. Il M° Kase recuperò queste ultime elaborandotecniche a mano aperta molto efficaci sia in difesa che in attaccocon traiettorie difficili da intercettare.

 

3) il M° ha introdotto nelle difese il concetto, preso dalla spadagiapponese, di “atobaya” letteralmente “continuare”, ovverocontinuare l’azione dopo il contatto in modo da aumentare ilpotere contundente della tecnica, il relativo shock e quasi sempreil relativo squilibrio (kuzushi) dell’avversario.

 

4) le tecniche di calcio elaborate dal karate in origine erano molto semplici; il M° Kase diede loroun’altra dimensione e dinamicità; introdusse le rotazioni per il calcio all’indietro (ushiro geri)elaborò il calcio circolare contrario (ura mawashi geri) e il calcio circolare opposto (gyaku mawashigeri) e infine il calcio circolare all’indietro con rotazione di 360 gradi (kaiten ushiro mawashigheri); tolse dai kata gli yoko gheri keage (calcio laterale verso l’alto, tradotto spesso erroneamentecome “calcio laterale frustato”) in quanto privo di efficacia in un vero combattimento, per utilizzaresolamente lo yoko geri kekomi (calcio laterale di sfondamento, spesso erroneamente tradotto come”calcio laterale spinto”).

 

5) il metodo classico utilizzato dalla JKA prevede quasi esclusivamente l’uso alternato delle duebraccia,questo sistema prende il nome di seite waza (mani che si alternano). Il M° Kase, per lacreazione del suo metodo, prese spunto dal famoso samurai del XVI sec. Myamoto Musashi,creatore della scuola di spada ”Hyoho niten ichi ryu”. Questo rivoluzionario stile di kenjutsuprevedeva l’uso di due sciabole (katana e wakizashi) al posto di una permettendo a Musashi diparare e contrattaccare con molta più rapidità, eliminando i tempi morti e moltiplicando le tecnichea disposizione. Tradotto nel karate si ha la possibilità di difendere e attaccare con lo stesso arto piùvolte, raddoppiando o triplicando le tecniche (il M° Kase soleva ripetere che è come avere quattro osei braccia) riducendo gli intervalli di tempo tra una tecnica e l’altra, proprio quello che succedeutilizzando due spade. Questo modo di usare gli arti prende il nome di hente waza (stessa mano).

 

6) dopo numerosi studi (e discussioni con suo padre ) il M° Yoshitaka Funakoshi aveva conclusoche la posizione di guardia chiamata zenkutsu dachi (guardia con il ginocchio anteriore flesso) erainutilizzabile in uno scontro reale perché non consentiva alte velocità di esecuzione delle tecniche ela necessaria stabilità per portare attacchi multipli. Elaborò quindi una nuova postura chiamata fudodachi “posizione inamovibile” usata per secoli nelle antiche scuole di Kenjutsu. L’utilizzo alternatodi questa postura con la sua variante corta (chiamata hanmi dachi ”mezza guardia”) consente dimuoversi con rapidità e stabilità al tempo stesso, il M° Kase in linea con gli insegnamenti diYoshitaka faceva usare queste due guardie nei kihon e nel kumite, molto efficaci in difesa come inattacco. Per inciso alla morte del M° Yoshitaka, la JKA decise di abbandonare ( oltre al resto) l’usodel fudo dachi e di reintrodurre lo zenkutsudachi, che è diventata la guardia “ufficiale” di pressochétutto lo shotokan mondiale, in barba alle indicazioni del Maestro.

 

7) nello shotokan originale del M°Yoshitaka non veniva utilizzata larotazione dell’anca, metodo comparsoverso gli anni ‘60 lento e macchinoso,che non consente ai colpi (perimpossibilità biomeccanica) dipenetrare il bersaglio e che espone tuttii propri punti vulnerabili all’avversarionel momento in cui l’anca è chiusa edil tronco frontale (il M° Egami dicevache Yoshitaka non faceva uso dellarotazione dell’anca per tirare tsuki, mache i suoi pugni erano terrificanti e laprima volta che chiesi al M° Kase sedovevo continuare ad usare larotazione si mise a ridere, mi battèaffettuosamente una mano sulla spallafacendo di no con l’altra mano, comeper dire”per carità!”). Con l’utilizzo difudo dachi non c’è necessità di ruotarele anche e l’energia viene trasmessa inaltro modo, tra l’altro con la rotazionenon sarebbe possibile l’esecuzionedegli “ hente waza”, venendo menocosì uno dei punti salienti del karatedel M° Kase.

 

8)IL M° Kase raccomandava il costante uso, durante l’esecuzione di tutte le tecniche, dellarespirazione addominale-verticale, (che spiegava con dovizia di particolari) che sviluppaenormemente il tandem che è la vera fonte della qualità ricercata da tutti i praticanti di karate, il“KIME” ( l’estrema decisione, massima energia fisica e mentale centralizzata, spiegata per anni, perignoranza o malafede, con la contrazione muscolare che ha esattamente l’effetto opposto,per quantianni ci dicevano “più kime “e noi aumentavamo la contrazione muscolare! )Molte altre sono le cose che il M° Kase ci ha insegnato e che se raccontate aumenterebbero il solcoche divide questo metodo rispetto al karate shotokan praticato oggigiorno, ma riteniamo giustospiegarle solamente ai nostri allievi, come premio per il notevole impegno psico-fisico che vieneloro richiesto durante la pratica di questo stile.

 

 

Conclusioni

 

Dopo la breve (e volutamente incompleta) disamina tecnica di questo metodo vorremmo concludere

con una serie di considerazioni personali, di pratica assidua di

karate e di altre discipline facenti parte del Budo Giapponese.

Il Budo è incompatibile con lo sport,questo è ormai assodato ed era stato capito e scritto da tutti i

grandi Maestri del passato;sono due cose inconciliabili, possono coesistere ma viaggiando come

due parallele che non si incontreranno mai,la pratica di una esclude l’altra. Il karate shotokan ha

subito dalla sua nascita numerosi cambiamenti e altri ne subirà negli anni a venire; fin qui nulla di

strano, nulla è cristallizzato per sempre e tutto si evolve (lo shotokan stesso è un evoluzione del

karate di Okinawa). Tutti i grandi Maestri hanno dato la loro personale interpretazione al sistema

originale, non sempre con motivazioni e risultati logici, ma tant’è. Il M° Kase ha creato un proprio

metodo, frutto della sua “forma mentis”e delle proprie convinzioni maturate durante 55 anni di

studio: è un metodo che può apparire discutibile ed anacronistico, ma è comunque un metodo

compiuto che per essere assimilato ha bisogno di uno studio continuo ed approfondito.

Sono certamente migliaia i praticanti di karate nel mondo che hanno partecipato agli stages con il

M° Kase; nessuno, noi compresi, può dire di avere l’esclusiva, ma certamente ognuno da quegli

incontri è tornato nel proprio dojo con nuovi dubbi e nuove conoscenze. Non è solamente (anche se

aiuta) il numero di volte che si è frequentato un maestro che ci rende suoi allievi, ma la pratica

assidua , una volta ritornati nel nostro dojo, di ciò che abbiamo appreso durante quegli incontri.

Quello che ci vuole è anche e soprattutto il coraggio di una scelta di campo chiara; se ci si ispira al

M° Kase, se ci si vanta nell’aver partecipato ai suoi stages o addirittura si usa il suo nome per

chiamare il dojo nel quale si insegna, se davvero si è così legati alla tradizione come si va ripetendo

in ogni occasione, allora si abbia il coraggio di abbandonare la pratica agonistica, si smetta di

praticare il goshin do (difesa personale) come se fosse cosa altra dal karate (così ammettendo

implicitamente che il karate così come viene insegnato non è sufficiente a difendersi da una

eventuale aggressione ), si smetta di ricercare un inutile estetismo nella pratica dei kata (argomento

che sarà oggetto di un secondo scritto) si tornino a studiare soluzioni combattive credibili invece di

perdere ore ed ore nella pratica di assurdi e peraltro recentissimi bunkai slegati completamente dalla

realtà. In definitiva si lasci tutto quello che ha fatto diventare il karate una disciplina ad

appannaggio di bambini, zie, nonne, fatta di innumerevoli campionati, specialità di gara create ex

novo, “trofei topolino” e quant’altro, disciplina ormai considerata zimbello fra i metodi da

combattimento (chiedete che opinione hanno di noi i pugili,i praticanti di tai boxe o quelli di

judo..per rimanere nel budo Giapponese) che dovrebbe togliere per dignità almeno l’attributo

“marziale” per entrare a pieno diritto nelle “arti figurative”,oramai adatta a tutti…e quindi utile a

nessuno.